“Lo stage, nell’ambito dei percorsi finalizzati all’acquisizione della Qualifica e del Diploma di istruzione e formazione professionale, degli Attestati di Specializzazione post-qualifica e post-diploma e della Formazione Tecnica Superiore, è un periodo di formazione “on the job” attraverso forme di inserimento temporaneo ed assistito dei giovani in azienda, attraverso le quali viene completata l’esperienza formativa mediante apprendimento per compiti reali (non simulati) e sperimentazione diretta dei processi e dei contesti lavorativi.” (http://www.poloformativografico.it/STAGE/testo_stage.htm)
Il periodo di stage l’ho svolto presso l’azienda 20milarighe. Dall’estratto, che ho voluto mettere in risalto, s’intuisce una certa polemica riguardo quello che si vuol far passare come STAGE. Infatti, per me, STAGE significa aver la possibilità di sperimentare gli argomenti imparati durante un qualsiasi percorso formativo sul campo, in altre parole “sbattersi le corna” sul VERO LAVORO!
Forse avevo sopravvalutato il concetto e adesso, alla fine del corso, mi ritrovo con quasi un mese impiegato quasi esclusivamente su un esercizio (che il referente aziendale, nonché mio docente in aula, continua a ritenere che non sia affatto un’esercitazione, volendomi far credere che magari potrebbe diventare una campagna speculare).
Voglio fare una premessa: il primo giorno, alla mia domanda “c’è possibilità d’assunzione?”, il referente risponde in modo molto sincero (fatto che apprezzo) “noi non assumiamo!”. Da questo si può intuire la mia demotivazione durante il periodo di stage.
Cominciamo dalla prima settimana che si è svolta in aula. Su richiesta del referente mi dedico alla ricerca e analisi delle campagne Kemeco. Svolgo il mio compito nel miglior modo possibile con i mezzi offerti da internet, nonostante le pubblicità siano quasi impossibili da trovare, o nei casi fortunati con immagini di piccolissime dimensioni dove non potevo neanche studiarne i testi. Nonostante le sollecitazioni da parte mia al referente aziendale di farmi avere le campagne per poter svolgere al meglio il mio compito – esercizio assegnatomi, non ottengo alcun risultato. Inoltre, la ricerca che ho effettuato è stata visionata in modo molto superficiale ottenendo soltanto come spiegazione aggiuntiva, che i prodotti presi in esame si rivolgono specialmente ad un target medio basso e colf e che ci sono alcuni prodotti Kemeco che non hanno campagne pubblicitarie: ecco che escono fuori Rio Bum Bum Legno e Rio Bum Bum Parquet. STOP! Fine prima settimana…
Le settimane successive sono molto simili tra loro. Nessuna variazione sostanziale.
Prima di tutto c’è da dire che a partire dalla seconda settimana svolgo la mia ESERCITAZIONE in sede aziendale. Sorvolando sul fatto che non ho trovato neanche un tavolo, ma che durante la prima giornata tra acquisti e tecniche di sopravvivenza siamo riusciti ad “azzizzare” un tavolo, posso dire che la stanza di lavoro era simile ad una cella: circa 3m x 2m (con addossato alla parete il tavolone improvvisato), grate alla finestra, vista su muro.

Io mi adatto a qualsiasi ambiente, ma ho voluto specificare la condizione perchè questo spiega il forte disaggio provato, dato che in continuazione dovevo subirmi il fumo di varie sigarette e che a detta del referente era attutito dal deodorante che aveva gentilmente comprato dicendomi “nella stanza si fuma!”. Ma un deodorante profuma l’ambiente non attira il fumo risparmiandolo a chi è nella stanza.
Passiamo all’attività svolta. Deciso il prodotto Kemeco su cui “esercitarmi” comincia la ricerca di idee, la spiegazione al docente, le continue e normali bocciature (che in seguito sono state ripescate) e infine la scelta dell’headline. Cerco le immagini, le lavoro, le impagino, creo la campagna stampa. Tutto senza mai aver avuto la possibilità di leggere le caratteristiche o l’etichetta del prodotto. L’unico dato certo era che dovevo indirizzare la campagna ad un target medio basso. Percepivo che mi era stato assegnato un passatempo per impegnare le ore.
Dopo pochi giorni passati in agenzia parlo chiaramente al referente, dicendo che io l’esercizio l’avrei fatto (perchè ovviamente sono pur sempre un allievo) ma, soprattutto, aggiungo che non voglio dedicarmi per i restanti giorni alla solo attività puramente di ESERCIZIO. Il referente risponde che non è affatto un esercizio ma potrebbe essere presentata come campagna speculare. Perfetto! Volevo aver fiducia, ero curioso di sapere cosa mi aspettava nei giorni successivi.
Passano i giorni. Le idee per le campagne vengono mostrati ai colleghi presenti in agenzia. Persone simpaticissime, disponibili, anche se non era loro compito aiutarmi. Passa una settimana, poi un’altra. Cosa è cambiato? Niente. L’esercizio Rio Bum Bum Legno e Parquet continua tra varie modifiche di grafica, di headline, di concept, ecc. Ad un certo punto mi viene proposto di realizzare una brochure sempre per i prodotti Rio (specificando però che l’azienda non fa uso di questi mezzi di comunicazione – allora pechè farlo? ESERCITAZIONE!).
Ed eccoci ad una piccolissima svolta. Forse il referente ha capito che quello che stavo facendo già da più di due settimane era soltanto un esercizio. Mentre ero a pausa pranzo, mi arriva un messaggio dal referente aziendale che mi chiede di tornare prima in sede perchè “c’è una campagna vera da pensare!”. Io penso che allora il referente era davvero consapevole che quello che mi ha fatto fare fino a quel momento fosse stato solo un ESERCITAZIONE. Arrivo in agenzia e mi viene illustrato il brief per una campagna di un “mega” negozio di scarpe. Mi metto subito al lavoro e fornisco le idee, continuando a lavorare sul concept e sull’abbozzo grafico anche a casa.
Il giorno dopo si ricomincia con Rio Bum Bum. Su suggerimento del grafico mi dedico alla realizzazione dei due banner per i prodotti per il legno e il parquet, anche se lui stesso dice che Rio non le utilizza.
Gli ultimi giorni mi dedico alla brochure sempre Bum Bum, sempre inutile, sempre per passarmi il tempo, che per ovvi motivi non ho voluto neanche terminare…
Questo è il riassunto del mio periodo di stage.
Alcune riflessioni sono d’obbligo.
- Mi ero iscritto al corso soprattutto per avere la possibilità di stage a stretto contatto con una realtà lavorativa e dedicarmi al 100% in un vero “lavoro”, continuando allo stesso tempo ad apprendere.
- La presa in giro di farmi credere continuamente che non era un esercizio mi ha portato a pensare, magari sbagliando, che io fossi lì solo perchè fonte di guadagno (in qualsiasi modo).
Per essere corretto voglio anche elencare quello che ritengo di aver appreso in questo periodo:
- Studiare il prodotto prima di dedicarsi alla campagna.
- Le idee anche se sono bocciate all’inizio, poi possono risultare funzionali.
- Impaginare le campagne, mantenendo gli allineamenti e avendo cura del lettering.
- Cercare di tutelare le idee, perchè possono essere facilmente rubate.
- Rio Bum Bum ha anche il prodotto per il legno e il parquet.
- Rispondere sempre in modo educato e sincero alle provocazioni.
- Il deodorante non evita che il fumo degli altri entri nei tuoi polmoni.
- Che ognuno ha un nome (e io mi chiamo ANTONIO CAMPANELLA!)
Allego immagini dei lavori che ho realizzato, almeno così se l’idea fosse, magari, un giorno rubata, si saprà che dietro quelle esercitazioni c’è un semplice stagista che avrebbe avuto voglia di lavorare realmente.



